INAIL

  • Infortuni sul lavoro In caso di infortunio, anche in itinere, il lavoratore deve immediatamente avvisare o far avvisare, nel caso in cui non potesse, il proprio datore di lavoro. La segnalazione dell’infortunio deve essere fatta anche nel caso di lesioni di lieve entità. In base alla gravità dell’infortunio, il lavoratore può: rivolgersi al medico dell’azienda, se è presente nel luogo di lavoro; recarsi o farsi accompagnare al Pronto soccorso nell’ospedale più vicino; rivolgersi al suo medico curante.
  • Rendite per infortuni e malattie professionali La malattia professionale è una patologia la cui causa agisce lentamente e progressivamente sull’organismo (causa diluita e non causa violenta e concentrata nel tempo). La stessa causa deve essere diretta ed efficiente, cioè in grado di produrre l’infermità in modo esclusivo o prevalente: il Testo Unico, infatti, parla di malattie contratte nell’esercizio e a causa delle lavorazioni rischiose. È ammesso, tuttavia, il concorso di cause extraprofessionali, purché queste non interrompano il nesso causale in quanto capaci di produrre da sole l’infermità. Per le malattie professionali, quindi, non basta l’occasione di lavoro come per gli infortuni, cioè un rapporto anche mediato o indiretto con il rischio lavorativo, ma deve esistere un rapporto causale, o concausale, diretto tra il rischio professionale e la malattia. Il rischio può essere provocato dalla lavorazione che l’assicurato svolge, oppure dall’ambiente in cui la lavorazione stessa si svolge (cosiddetto “rischio ambientale”).
  • Revisioni rendite Il procedimento amministrativo per accertare l’aggravamento ai fini dell’indennizzo in capitale, ovvero dell’adeguamento dello stesso o della costituzione della rendita può essere promosso solo a richiesta dell’interessato, e quindi non su iniziativa dell’Istituto. La richiesta va formulata nei modi e nei termini stabiliti per la revisione delle rendite in caso di aggravamento. L’accoglimento della domanda comporta l’adeguamento del capitale in precedenza corrisposto, nonché l’impossibilità di accogliere nuove richieste di adeguamento dell’indennizzo in capitale, in quanto la norma stabilisce che “la revisione dell’indennizzo in capitale, per aggravamento della menomazione (…) può avvenire una sola volta”. A quest’ultimo proposito si precisa che il divieto di riconoscere ulteriori adeguamenti dell’indennizzo in capitale non preclude il diritto dell’assicurato di continuare a richiedere, nei termini già indicati, nuove revisioni per aggravamento del grado di menomazione, esclusivamente ai fini di ottenere la costituzione della rendita. A seguito di richiesta di costituzione della rendita e conseguente accoglimento della domanda, si costituisce la rendita il cui importo è decurtato di quello dell’eventuale indennizzo in capitale già corrisposto. In caso di nuovo infortunio, è prevista un’unica rendita o indennizzo in capitale corrispondente al grado complessivo della menomazione dell’integrità psico-fisica, con decurtazione dell’indennizzo in capitale già corrisposto. Se a seguito di infortunio sul lavoro è stata riconosciuta una rendita, l’Inail può disporre, anche su richiesta del reddituario, visite medico-legali per la revisione del danno permanente. L’esito della revisione può essere di conferma, aumento o diminuzione del grado di menomazione dell’integrità psico-fisica. Il periodo massimo entro il quale è possibile effettuare la revisione è di dieci anni dalla data di decorrenza della rendita. Entro il decennio la revisione può essere effettuata al massimo sei volte: la prima dopo un anno dalla data d’infortunio e almeno sei mesi dalla data di decorrenza della rendita (si noti che le due condizioni devono essere entrambe ricorrenti); la seconda, terza e quarta a distanza non inferiore ad un anno dalla precedente; la quinta e sesta volta, al settennio e al decennio dalla data di decorrenza della rendita.

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